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SINTESI DEL PROGETTO


Gli Amici della Rocca condividono e promuovono dallo scorso anno un progetto di massima relativo alla valorizzazione dei “Luoghi di San Carlo” redatto da un gruppo di lavoro, in cui gli aspetti architettonici e paesaggistici sono stati sviluppati dagli arch. Giorgio Ingaramo, Laura Apollonio, Cristina Gragnolati e Boris Di Molfetta; il progetto individua e caratterizza 3 ambiti principali (la Rocca Borromea, la Cava con il Monte Curione, il Sacro Monte di San Carlo) e si propone di ricucire i collegamenti con la Città di Arona, attraverso il tessuto della città antica, con particolare attenzione all’asse storico di Via San Carlo.

Le zone interessate dal progetto, pur possedendo rilevanti valenze storiche, culturali, paesaggistiche ed ambientali, sono accomunate dallo stato di degrado o di scarsissima valorizzazione in cui versano; riteniamo che l’intero ambito dei “Luoghi di San Carlo” abbia un rilevante valore per lo sviluppo turistico della città di Arona.
 

Il progetto a scala territoriale, oltre a sottolineare le potenzialità e le vocazioni specifiche dei diversi ambiti, si caratterizza per il sistema dei “percorsi” storici, artistici, paesaggistici che collegano la città ai 3 poli e si estendono anche al di fuori dell’area aronese, da una parte giustapponendosi alla Rocca di Angera, e dall’altra proiettandosi verso la parte più a nord ed inserendosi a pieno titolo nella rete dei siti Borromaici del Lago Maggiore.

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La chiusura del parco nel 2002 ha privato la città di un prezioso polmone verde ed è ancora oggi sentita come un’ingiustizia.
I cittadini di Arona e dei dintorni, come testimoniano le circa 13.000 firme raccolte in occasione del concorso promosso dal Fondo Ambiente Italiano “I luoghi del cuore” nel 2006, hanno sempre considerato la Rocca ed il suo parco come un punto di riferimento per passeggiate, soste e intrattenimento dei bimbi.
Pertanto lo scopo di un primo intervento è sicuramente rendere fruibile il Parco, in particolare alle famiglie, e iniziare un’opera di informazione e coinvolgimento che possa avvicinare le persone alla storia della Rocca e della sua evoluzione nel tempo, che favorisca la conoscenza dei tesori naturalistici e ambientali del Parco e delle zone vicine,  e contribuisca alla riscoperta del Sacro Monte, della Chiesa di San Carlo e del Centro Storico di Arona.
 

PRESUPPOSTI


Il contesto di rilevante pregio storico e ambientate della Rocca Borromea ha determinato negli anni la formulazione di diverse proposte di valorizzazione che sin’ora, per ostacoli di varia natura, non hanno trovato attuazione.

La Rocca Borromea è il fulcro del sistema dei siti Borromaici aronesi che dovranno essere oggetto di un programma generale di valorizzazione: ha un’origine risalente all’alto medioevo e si è ampliata nel corso dei secoli sino a raggiungere il suo massimo sviluppo all’inizio dell’800, quando, per disposizione dì Napoleone Bonaparte, venne demolita quasi interamente: da allora ne restano i ruderi, peraltro di notevole interesse storico e paesaggistico.

La Statua e la Chiesa di San Carlo, con le tre residue Cappelle del Sacro Monte unitamente alla Chiesa dei Santi Martiri nel centro della Città, luogo dell’ultima notte di vita del Santo, ed alla camera nella Rocca, tradizionalmente riconosciuta come suo luogo di nascita, sono già ora tappe di un percorso devozionale sulla figura di San Carlo che andrebbe meglio strutturato e valorizzato.

La cava Borromea con annessa la più recente cava Fogliotti è una vasta area interclusa tra i due suddetti siti monumentali, e costituisce un luogo di grandissima suggestione paesaggistica, con grandi potenzialità dal punto di vista ambientale e per il tempo libero.

Tutti i siti offrono eccezionali punti panoramici, veri e propri “belvedere”, per la percezione del basso e medio Verbano;
i possibili percorsi paesistici e panoramici si intrecciano pertanto con i quelli storici e ambientali.1

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I tre gli ambiti, per il loro carattere monumentale o per il valore ambientale, sono soggetti a tutela in quanto riconosciuti come “beni culurali”.
Gli obiettivi di intervento dovranno essere il restauro e la manutenzione delle architetture della Rocca e del Monte di San Carlo, la difesa dal degrado ambientale e la valorizzazione dei complessi naturalistici e paesaggistici costituiti dal parco della Rocca, dalla cava e dalle pertinenze del Monte di San Carlo. Inoltre si rileva la necessità di far vivere queste aree con offerte turistiche, culturali e del tempo libero, che ne favoriscano un equilibrato godimento.
Fondamentale in quest’ottica dovrà essere la creazione di percorsi tematici con apposita segnaletica e pannelli didattici informativi, ricucendo la città con i luoghi stessi.

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La valorizzazione dei “Luoghi di San Carlo” dovrà necessariamente porsi in relazione con i progetti di promozione e valorizzazione del territorio attualmente in atto, entrando a pieno titolo nel panorama:
 

della rete regionale dei Sacri Monti piemontesi, con i Sacri Monti di Orta e Ghiffa come esempi geograficamente più vicini;
 

della rete regionale dei Parchi e delle Riserve naturali, ed in particolare il Parco Naturale dei Lagoni di Mercurago, i canneti di Dormelletto, il Parco del Ticino, le Riserve Naturali Speciali di Orta, Mesma e Buccione,e di Ghiffa, il Parco Naturale del Monte Fenera;
 

della rete dei siti Borromaici del Lago Maggiore (Borromeo turismo), cui fanno capo il Palazzo ed i giardini all’Isola Bella, l’Isola Madre, la Rocca di Angera ed i Castelli di Cannero.
 

dell’insieme dei luoghi e delle architetture di interesse storico e monumentale (i castelli, le chiese, le ville storiche dei laghi, i borghi storici). che possono attualmente contare sul proficuo lavoro di promozione e valorizzazione di organizzazioni private quali il Fondo Ambiente Italiano (FAI) e diverse Fondazioni bancarie.

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PROFILO DEL PROGETTO

Come meglio dettagliato nella parte III relativa al Piano di intervento, viene esposto di seguito un breve profilo del progetto.

Il contesto della Rocca Borromea appare ad oggi di rilevante pregio storico e ambientate; la qualità del complesso architettonico e urbanistico ha determinato negli anni passati la formulazione di diverse proposte dl valorizzazione delle aree della Rocca, della Cava e del Monte di San Carlo, proposte che peraltro non hanno trovato attuazione.

La Rocca Borromea è il fulcro del sistema dei siti Borromaici aronesi che dovranno essere oggetto di un programma generale di valorizzazione: ha un’origine risalente all’alta medio evo e si è via via ampliata sino a raggiungere la massima estensione all’inizio dell’800, quando, per disposizione dì Napoleone Bonaparte, venne demolita quasi interamente: da allora non ne restano che pochi ruderi, peraltro di notevole interesse storico e paesaggistico.

La Statua di San Carlo e la Chiesa di San Carlo, con le tre residue Cappelle del Sacro Monte di San Carlo rappresentano l’aspetto devozionale dei luoghi Borromaici aronesi, unitamente alla Chiesa dei Santi Martiri nel centro della Città (luogo dell’ultima notte di vita del Santo), ed alla camera nella Rocca, suo luogo di nascita.

La cava Borromea (poi cava Fogliotti) è una vasta area interclusa tra i due suddetti siti monumentali, e costituisce un luogo di grandissima suggestione paesaggistica oltre che una importante memoria storica per la Città di Arona

Tutti i siti comprendono eccezionali punti panoramici (“belvedere”) per la percezione visiva del basso e medio Verbano; i valori paesistici e panoramici sì intrecciano pertanto con i valori storici e ambientali.

I vincoli che insistono sulle aree discendono dalle Leggi dello Stato relative ai Beni Ambientali, Architettonici e Paesaggistici, e si estendono al complesso della Rocca, della cava, del Monte di San Carlo ed alle relative pertinenze.

Gli obiettivi dì intervento che dovranno informare le future politiche di recupero, dovrebbero riguardare oltre al restauro e la manutenzione delle architetture della Rocca e del Monte di San Carlo, anche la difesa dal degrado ambientale e la valorizzazione della vegetazione e deì complessi naturalistici/paesaggistici costituiti dal parco, dalla cava e dalle pertinenze del Monte di San Carlo, oltre alla necessità di far vivere queste aree con offerte turistiche, culturali, del tempo libero, che ne favoriscano un equilibrato godimento.

Fondamentale in quest’ottica dovrà essere la creazione di percorsi tematici guidati con apposita segnaletica e pannelli didattici informativi, al fine dì ricucire la città con i luoghi Borromaici stessi.

La valorizzazione dei “Luoghi di San Carlo’ dovrà necessariamente porsi in relazione con i progetti di promozione e valorizzazione del territorio attualmente operanti,

la Rete regionale dei Sacri Monti piemontesi che hanno nei Sacri Monti di Orta e Ghiffa gli esempi geograficamente più vicini;

la Rete regionale piemontese dei Parchi e delle Riserve naturali, ed in particolare il Parco Naturale dei Lagoni di Mercurago, canneti di Dormelletto, il Parco del Ticino, le Riserve Naturali Speciali (Orta, Mesma e Buccione, Ghiffa), il Parco Naturale del Monte Fenera;

la Rete dei siti Borromaici del Lago Maggiore (Borromeoturismo), cui fanno capo il Palazzo ed i giardini all’Isola Bella, l’Isola Madre, la Rocca di Angera ed i Castelli di Cannero.

I luoghi e le architetture di interesse storico e monumentale, i castelli, le chiese, le ville storiche dei laghi, i borghi storici, ancora attendono una specifica, seria politica di programmazione rivolta alla loro valorizzazione e promozione sul mercato turistico: compito che deve diventare sempre più una priorità per le istituzioni pubbliche, ma che già possono contare sul proficuo lavoro di organizzazioni private quali il Fondo Ambiente Italiano (FAI) e le Fondazioni bancarie.

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PARTNERS COINVOLTI

Gli Amici della Rocca per lo sviluppo e la realizzazione del progetto, hanno sviluppato una fitta rete di contatti, coinvolgendo pubbliche Istituzioni ed Enti privati.

È in primo luogo importante citare l’avvenuta istituzione, presso la Fondazione della Comunità del Novarese, di un fondo specifico denominato “Luoghi di San Carlo” destinato alla raccolta e gestione dei fondi pubblici e privati.

La scelta del fondo, oltre ad assicurare la trasparenza nella gestione di risorse che si riveleranno senz’altro significative, vuole essere un’adesione convinta a quei principi di partecipazione al bene comune, cultura del dono e della solidarietà e coesione sociale cui la Fondazione stessa si ispira.
Si pensa inoltre di ricorrere all’istituto della Fondazione di Partecipazione: un modello Italiano di gestione di iniziative nell’ambito del no profit, senza scopo di lucro al quale si può aderire apportando denaro, beni materiali o immateriali, professionalità o servizi, e che prevede una pluralità di soggetti pubblici al fianco di soggetti privati.


In secondo luogo, è importante citare il Tavolo di Lavoro promosso dall’Associazione con il supporto della Regione Piemonte: ci sono stati due appuntamenti, uno in marzo ed uno in ottobre del 2008, con la partecipazione della Regione, che si è incaricata della convocazione formale, della Provincia, del Comune, del FAI, della Fondazione della Comunità del Novarese, di Finpiemonte, della Soprintendenza ai Beni Culturali e della famiglia Borromeo.

In particolare:
- la Provincia di Novara, attraverso il suo Presidente e l’Assessore al Turismo ha dato la sua piena adesione ed ha assicurato finanziamenti per la sua realizzazione;
- il Comune di Arona ha sempre assicurato la disponibilità a garantire la manutenzione della Rocca Borromea;
- il FAI, pur non potendo intervenire con finanziamenti significativi, ha assicurato il massimo supporto sia in termini di comunicazione sia mettendo a disposizione la propria esperienza nella gestione di interventi similari;
- la Regione Piemonte ha incaricato Finpiemonte di sviluppare uno studio di fattibilità sull’intero progetto;
- la Soprintendenza ai Beni Architettonici e del Paesaggio del Piemonte segue con grande interesse l’iniziativa, ha espresso ufficialmente il proprio plauso ed apprezzamento;
- la famiglia Borromeo infine ha inviato agli Amici della Rocca una lettera di intenti in cui conferma la propria disponibilità a concedere all’Associazione il possesso della Rocca per un congruo numero di anni e favorire tutto ciò che permetterà la riapertura in tempi brevi.

Altri partners che sono stati sinora coinvolti in modo solo marginale sono: i Cappuccini, proprietari di una significativa parte del Sacro Monte, in particolare delle Cappelle esistenti; l’Ambrosiana, proprietaria della chiesa di San Carlo e del Colosso di San Carlo; la Diocesi di Novara, proprietaria dell’ importantissima struttura sul Colle, un tempo adibita a Seminario Minore, oggi solo parzialmente utilizzata come scuola e collegio.

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OBIETTIVO DEL PROGETTO

L’obiettivo è quello di realizzare un sistema dei “Luoghi di San Carlo” percorribile a piedi o in bicicletta: un grande spazio per la cultura e per il tempo libero immerso nella natura, protetto dal traffico ma collegato alla città.

Tutte le proposte sono tese a:

- riavvicinare la popolazione ai siti monumentali, recuperandone lo straordinario valore storico e culturale;

-  sviluppare le potenzialità ambientali e paesaggistiche dell’intero ambito territoriale;

- implementare quella parte di turismo religioso già presente al Sacro Monte di San Carlo.

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L’ambito DELLA ROCCA BORROMEA


Come ambito della Rocca Borromea si intende: il versante collinare verso la città di Arona e l’antico percorso di accesso alla fortezza, oggi in stato di abbandono; le vestigia della Rocca con il sistema di spazi esterni compreso il “pratone”, storicamente “piazza d’armi” e già destinato in passato ad un uso pubblico; il percorso di accesso alto, verso l’ex cava, fino al confine morfologico con quest’ultima.

 

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È necessario ricucire questo luogo alla città e il recupero del percorso originario di arrivo alla Rocca, sul versante a sud, rappresenta un’opportunità unica per la rete degli accessi pedonali. La riqualificazione dell’intero versante, inoltre, con la messa in sicurezza delle mura rappresenta anche l’occasione di realizzare un nuovo “fronte” verso la città.

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Di considerevole importanza è la presenza di piante tropicali diffusesi spontaneamente insieme alla più endemica “palma di San Pietro”. Questa caratteristica potrebbe essere esaltata attraverso la realizzazione di un giardino botanico “verticale” all’interno del quale potrebbero essere ospitati luoghi per i bambini e per la sosta, facilmente raggiungibili dalla città, da cui fruire dello splendido panorama.

Le “rovine” con maggior consistenza architettonica (torre mozza, corpo di guardia, sala ipogea), potranno, una volta restaurate e consolidate, accogliere una serie di spazi multimediali a carattere museale e un “museo” nella sua interpretazione più classica potrà essere collocato all’interno della “sala delle armi” e della “camera dei tre laghi”. Queste “tappe” museali creeranno un percorso attorno all’antica “piazza d’armi”, l’attuale pratone, uno spazio per raduni, rappresentazioni ed esposizioni d’arte all’aperto, per la sosta e i giochi all’interno della suggestiva cornice della fortezza storica.
 

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Si prevede la realizzazione di un “museo nel parco”, che possa fondere insieme le suggestioni create dalle antiche architetture militari con le peculiarità naturalistiche e paesaggistiche del complesso.

Attraverso installazioni multimediali, con video ambientazioni interattive e sincronizzate con programmi video multilingue il percorso espositivo sarà articolato in aree tematiche: l’architettura militare, i siti borromaici del Lago Maggiore, gli ambienti naturali del parco dei luoghi di San Carlo. Un’ulteriore istallazione multimediale andrà collocata in città e dovrà esercitare la funzione di richiamo del pubblico e di “vetrina” delle iniziative promosse in Rocca.
L’uso di tecnologie interattive potrà trasformare i siti abbandonati dell’architettura militare in spazi didattici e in contenitori di informazioni culturali rendendole ludiche e coinvolgenti.

I siti saranno attrezzati con pannelli e leggii per gli approfondimenti, interfacce in cui basta sfiorare le pagine virtuali per scongelare le immagini depositate sulle superfici. In tal modo, gesto dopo gesto, il visitatore verrà coinvolto nel racconto.

All’interno delle mura, una volta ultimati i saggi archeologici, particolare importanza rivestiranno le scelte arboree da porre a dimora in gruppi su ampie superfici, così da creare delle macchie di vegetazione di forte richiamo visivo, alternando i colori in tutte le stagioni attraverso fioriture, frutti o colorazioni autunnali del fogliame.

Per la cornice esterna invece si potranno realizzare aree boschive integrando i lembi di vegetazione spontanea presenti.

Si prevede inoltre il nuovo impianto del “vigneto storico” sul sedime dei terrazzamenti verso sud, ipotizzando la collaborazione con dipartimenti universitari per la gestione e l’utilizzo ai fini della ricerca e di sperimentazione degli antichi sistemi di coltivazione.

Come ogni altro luogo del parco sarà visitabile e ospiterà pannelli illustrativi e attrezzature per la sosta.

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L’AMBITO DELLA EX CAVA

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Costituisce la “cerniera” tra i due siti monumentali della Rocca e del Sacro Monte, pertanto dovrà essere ad essi collegata attraverso il ridisegno degli antichi sentieri panoramici di collegamento oggi scomparsi o degradati. (ins.14)

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Il supporto per l’individuazione degli indirizzi del progetto per il recupero della ex cava è l’ecologia del paesaggio.

L’intervento vuol essere un’isola di natura nella natura. In essa tutti gli interventi si pongono nell’ottica dì realizzare un tassello dì paesaggio rinnovato, dove la qualità ecologico - ambientale si coniughi con l’identificazione del parco. Il parco sarà evidenziato rispetto al sistema naturale circostante dalla varietà, ricchezza e bellezza delle specie vegetali presenti, tematizzabili come le “piante del lago”, considerando sia le specie autoctone che quelle “naturalizzate” provenienti dai giardini privati, che, in competizione con le prime, stanno formando spontaneamente un nuovo sistema naturale ben adattato al microclima tipico delle aree lacustri.

In quest’ottica il parco potrebbe essere anche oggetto di interesse per gli studi botanici di origine recente volti in particolare a ricercare tra le forme di coesistenza possibili, tra piante provenienti da habitat differenti, quelle più virtuose, ovvero quelle che non alterano il funzionamento dei sistemi ecologici a danno della biodiversità.

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All’interno di questo grande tema si potranno prevedere attività compatibili con la fruizione del parco da parte degli abitanti di Arona e dai visitatori esterni: in particolare l’anfiteatro naturale della cava si presta ad ospitare manifestazioni culturali, concerti, eventi...

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L’AMBITO DEl SACRO MONTE Dl SAN CARLO

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Quest’ambito comprende l’area del percorso devozionale delle cappelle, il santuario di San Carlo, il “Colosso”, il complesso dell’ex Seminario Minore e gli spazi della piazza interclusa.

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La valorizzazione del parco al cui interno sono collocate le tre cappelle superstiti, che necessitano di interventi di conservazione e restauro, seguirà il principio della ricostruzione filologica del percorso devozionale.

I siti delle cappelle mai edificate potranno essere evidenziati attraverso una specifica scelta di vegetazione, con alberi esemplari presenti nella simbologia del giardino classico contemporaneo al periodo di costruzione del Sacro Monte.

Il parco assumerà, in questo ambito, il ruolo di ricostituire l’unitarietà del progetto originario del Sacro Monte, “luogo dello spirito” incentrato sulla figura di San Carlo Borromeo.

Reinterpretando gli elementi del giardino classico, filari, “gabinetti circondati da siepi”, masse dì alberi piantati a sesto regolare ospiteranno luoghi per la riflessione dove il linguaggio del giardino come “luogo che parla allo spirito” potrà esprimersi attraverso l’introduzione di elementi quali il suono dell’acqua, il simbolismo di fiori e di piante e attraverso i profumi.

Altrettanto importante sarà ridare dignità alla “piazza” ed agli elementi monumentali e architettonici del “Colosso”, del Santuario e del Seminario, limitando le interferenze della viabilità automobilistica:

la piazza dovrebbe tornare ad essere un luogo di ristoro ed incontro, ricollocando i parcheggi, prevedendo un idoneo arredo urbano, il ridisegno dello spazio pubblico e la deviazione del traffico automobilistico.

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